La mia storia come testimoone di giustizia - progetto ruotolo contro le mafie

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La mia storia come testimone di giustizia

Sono stato un ex imprenditore vittima dell'usura, ho trovato il coraggio di denunciare alle autorità  quello che mi stava accadendo e sono diventato un testimone di giustizia. Una persona che mette  a rischio ogni giorno la sua vita  e dei suoi familiari, per un ideale di giustizia. Da tre anni collaboro con lo staff di "Sos Impresa" per aiutare altre persone che purtroppo affrontano la mia stessa esperienza. Le cronache e i media si occuparono della mia vicenda, con un articolo uscito qualche anno fa sul "Corriere del Veneto": <<25 arresti: estorcevano denaro alle aziende. Sgominata organizzazione legata al clan dei Casalesi, al cui vertice c'era Mario Crisci, conosciuto anche come il dottore>>''.
Ecco la mia storia,  pur essendo meridionale, vivevo in Veneto e avevo un'azienda nel settore edile, l'attività andava bene, almeno fino a che non è iniziata la crisi,nel 2008. Io, come altri imprenditori siamo finiti vittime dell'usura. Compravamo terreni e costruivamo strutture residenziali,  quando il mercato ha iniziato a rallentare  a causa delle crescenti difficoltà economiche generali, io ed altri imprenditori abbiamo deciso di costituire una sorta di fondo comune. Eravamo molti, e fu proprio uno di loro a fare da ponte con il Clan dei Casalesi, il cui fine non era solo quello dell'estorsione ma quello di impossessarsi di tutte le aziende del territorio. A me avrebbero dovuto prestare 300mila euro da restituire in tre mesi ad un tasso di interesse del 15% mensile. In realtà prestano meno soldi di quelli promessi, al sottoscritto dei 300.000, ne hanno dati solo 50.000, facendomi firmare assegni per l'intera cifra, più 7.500 euro al mese di interessi. La verità è che ricevendo una cifra inferiore a quella pattuita l'imprenditore si trova subito in difficoltà perché non è in grado di realizzare i suoi progetti.
Da imprenditore a  vittima dei casalesi:  ad un certo punto mi sono ritrovato “incravattato”,  minacciavano tutti i giorni,  il sottoscritto e anche la mia famiglia. Ho capito quasi subito questo gioco e ho avvertito la Dia,  insieme al Pm, hanno coordinato tutto. Purtroppo non è semplice  fare giustizia, perché cogliere una persona in flagranza di reato non è sufficiente per dimostrare la sua colpevolezza. Mi è stato chiesto di infiltrarmi tra i camorristi. L'ho fatto per 7 – 8 mesi. Essendo  le mie origini campane sono presto diventato un loro uomo di fiducia e inserito nel giro. Questo ha significato fare delle cose non proprio legali. Per infiltrarmi,  la Dia mi ha nominato "ausiliario", perché per le leggi Italiane avrei potuto avere delle conseguenze legali anche io. I Casalesi mi usavano per tenere armi e documenti, sapevo quando avevano bisogno delle pistole e avvertivo la polizia. Avevo assegni di altri imprenditori, per cui la Dia sapeva perfettamente quante erano le vittime ed è stato molto più semplice per loro fare le indagini. Quello che ho fatto è stato rischioso perché  se mi avessero scoperto mi avrebbero ucciso. Il magistrato spesso mi diceva: "per recitare bene la parte del criminale devi pensare come loro" e vi assicuro che non è una cosa  semplice o spontanea. Per pensare come loro intendo che non dovevo reagire male se assistevo a scene violente.
Camorristi, il rovescio della medaglia: queste persone sembrano buone, migliori delle altre, poi ti rendi conto che sono spietati, picchiano persone a sangue freddo, ad un passo dalla morte, con lividi, ematomi, fratture.. Al di là di questo, la mafia usa questi sistemi per fare soldi, di fatto vogliono sembrare delle persone normali, vogliono integrarsi nella società magari attraverso la politica. Mi proposero di diventare sindaco. Nel giro di pochi anni avevano a strozzo un centinaio di imprenditori, i quali per non essere uccisi e per salvare i figli, la famiglia sono diventati collaboratori della camorra. Credo che avessero attività diffuse in diverse regioni d'Italia. Il fatto è che se un gruppo di una ventina di persone nel giro di pochi anni è in grado di fare quello che hanno fatto loro, nuclei affiliati ad altre organizzazioni possono fare quello che vogliono.  Erano collegati a banche, commercialisti, in alcuni Istituti di credito la facevano da padroni, ed è per questo che molte persone cadono in tentazione, perché i criminali hanno delle risorse che un imprenditore onesto non avrà mai.
Infiltrato: sono stato infiltrato per circa otto mesi.  Da quando è intervenuta la polizia, sono sotto protezione,  perché vogliono vendicarsi. Da quel momento sono diventato testimone di giustizia e ancora oggi sono in contatto con la Dia e con le forze dell'ordine per questioni di sicurezza personale. La scorta quando serve è a disposizione, ma cerco di fare una vita il più normale possibile. Se tornassi indietro farei certamente la stessa cosa, e consiglio anche ad altri di farlo, perché se tutti denunciassero si eliminerebbe questo genere di delinquenza. L'anello debole sono le istituzioni, dovrebbero essere più serie, perché evidentemente se tanta gente in una regione industrializzata come il Veneto è finita in questa rete vuol dire che qualche responsabilità è anche dello Stato.
Non mi basta essere testimone di giustizia: è vero 29 persone sono andate in carcere e  io sono libero dall'usura, non mi basta! Ho visto con i miei occhi picchiare donne, anziani, minacciare bambini,  a volte hanno costretto mogli e figlie, di coloro ai quali avevano messo la "corda al collo" a prostituirsi. Da uomo, da cittadino, mi ribello ad una società così violenta, per questo chiedo il vostro aiuto. per creare una catena umana di solidarietà . Insieme possiamo dar vita ad un proggetto che rappresenti la linea di confine contro le mafie. La società civile, sana, si ribella  e  inizia un'offensiva di civiltà contro le mafie tutte e dovunque siano annidate.


Rocco Ruotolo parla della sua vita da imprenditore in Veneto e di come sia finito nell'inferno dell'usura. Non si è arreso e ha denunciato tutto alla DIA. La Dia gli ha chiesto di fare l'infiltrato e ciò ha comportato l'arresto di 29 Casalesi e la banda è stata sgominata. Ma non è finita e Rocco mette le ville da terminare a disposizione di tutti per realizzare un centro operativo contro le mafie.
La mafia avvelena l'economia e impoverisce il paese con riciclaggio di soldi sporchi. Rocco Ruotolo vuole creare con l'aiuto dei cittadini un centro antiracket e antiusura.
i proventi della droga riciclati con l'usura
minacce alla famiglia e pistola puntata alle tempie per riavere i soldi






 
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